Prefazione dell’edizione statunitense di
L’Inventore dell’amore di Gherasim Luca
 
 
Ho ricevuto la traduzione italiana di L’inventore dell’amore di Gherasim Luca, su cui si basa questa traduzione inglese, poco dopo aver letto su internet una versione inglese alquanto mediocre e prosaica di questo poema-manifesto. Inoltre, leggendo quella italiana, ho scoperto che la versione inglese su internet tralascia oltre metà del testo originale. Non farò supposizioni sulle ragioni, ma di quest’opera viene tralasciato tutto ciò che potrebbe essere ritenuto offensivo, tutto ciò che potrebbe essere considerato “politicamente scorretto”, il che mina totalmente lo scopo dell’opera, estirpandone il punto centrale. Gherasim Luca faceva parte del gruppo surrealista rumeno. Uno dei principali progetti di questo gruppo, in cui le idee e l’attività di Luca erano centrali, era di attaccare e minare il concetto edipico del desiderio e della sessualità, all’epoca preminente in Europa. Questo poema è un’espressione di quel progetto. Un simile progetto richiede «il ritorno del represso» — aprire le porte a tutti i desideri soppressi (in questo caso, specificamente sessuali) che si agitano dentro di noi. E, naturalmente, la repressione deforma il desiderio che può diventare davvero mostruoso. Ma nasconderlo sistematicamente, negarlo o condannarlo moralisticamente, lo fa diventare ancora più mostruoso, continuando a renderci incapaci di dominarlo (e qui uso il termine dominare assai consapevolmente…). Ovviamente, le forme specifiche di repressione con cui si confrontava Luca in Romania negli anni 40 erano diverse da quelle che affrontiamo noi oggi. Dalla sua epoca, siamo passati attraverso una liberalizzazione (non certo una liberazione) della sessualità (e di altri aspetti della vita) e ad una violenta reazione contro di essa. Una parte di questa violenta reazione è il politicamente corretto, che in un certo senso corrisponde alle pratiche repressive dei tempi di Luca, soprattutto nel tentativo di controllare il linguaggio e i gusti. Ecco perché penso che il testo di Luca rimanga d’attualità. Oltre ad essere un poema d’una bellezza sconvolgente, offre una critica irremovibile di queste tendenze attraverso il suo rifiuto di moderare il proprio linguaggio o di nascondere gli aspetti mostruosi del desiderio scatenato.
Penso che ci troviamo in un’epoca in cui la battaglia contro il puritanesimo in tutte le sue forme è particolarmente importante in ogni progetto rivoluzionario anarchico. Il puritanesimo esige sempre un qualche genere di autorità, un qualche genere di protettore della proprietà che intende sostenere. Così una rivolta anarchica non è solo una rivolta contro lo stato, le classi e altre gerarchie, e la società capitalista. È anche una rivolta contro ogni ordine morale. Quindi deve anche costituire uno spietato assalto frontale al politicamente corretto. Per questo progetto possiamo saccheggiare Sade, Blake, Stirner, Nietzsche, Bataille, Luca, Anaïs Nin, Annie Le Brun, Rikki Ducornet e altri che hanno osato esplorare la variegata realtà dei lati repressi, spesso oscuri e mostruosi, del desiderio, al fine di trovare strumenti, armi e giochi per appropriarci davvero dei nostri desideri.
 
Venemous Butterfly Publications
 

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